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Un sensore rivelatore di gas narcotizzante
Una delle tecniche di furto che viene spesso utilizzata dai ladri per entrare in un' abitazione, nonostante la presenza di persone all' interno, è quella di spruzzare del gas soporifero (etere etilico, cloroformio) nell' ambiente da svaligiare. Generalmente questo tipo di gas, se inalato dalla vittima, anche in piccole dosi è in grado di generare un senso di stordimento seguito da un calo repentino della soglia di attenzione o addirittura può causare una momentanea perdita di coscienza. A seguito dell' inalazione di vapori derivanti da liquidi o composti gassosi di natura soporifera, vanno aggiunte anche una serie di conseguenze che, in determinati soggetti, potrebbero rivelarsi molto pericolose per la salute, causando mal di testa, bruciore alla gola, tremori muscolari, alterazioni della pressione arteriosa, rallentamenti della frequenza cardiaca o addirittura edemi polmonari. Per difendersi dall' uso improprio di queste sostanze è possibile ricorrere all' uso di uno speciale rivelatore di gas. Questo tipo di sensore è composto essenzialmente da una spirale di platino ricoperta da un elemento catalizzatore, al cui interno viene fatta circolare una corrente elettrica che porta la sua temperatura a circa 500°C. Quando una miscela di aria e gas combustibile viene a contatto con il catalizzatore, il gas si ossida provocando una combustione che innalza ulteriormente la temperatura del filamento. L' incremento di temperatura si traduce in una variazione della resistenza elettrica della spirale di platino, la cui resistenza è direttamente proporzionale alla temperatura. Tanto maggiore è la concentrazione di gas nell' aria, tanto più il filamento si surriscalda e tanto più elevato sarà il valore della sua resistenza. Un circuito di analisi controlllato da un microprocessore provvede a convertire questa variazione di resistenza in un comando da inviare alla centrale di allarme, che a sua volta può attivare i dispositivi di avviso o di dissuasione. Un rivelatore di gas narcotizzante è in grado di rilevare la presenza di sostanze a base di etere etilico o di cloroformio, in ambienti di circa 60 - 70 m3, anche in caso di bassissima concentrazione. Il ciclo di vita di questi sensori in genere è caratterizzato da un lento ma progressivo decadimento del livello di sensibilità, condizionato anche dalla presenza di sostanze interferenti o inibitorie eventualmente presenti nell' ambiente da sorvegliare. In normali condizioni di utilizzo, la durata di vita di un sensore di gas è di 10 anni, limite previsto in ogni caso, dalle norme Europee per i rilevatori in ambito domestico.

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