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ROMA - «Se facessimo un sondaggio e chiedessimo ai romani “temete più per la vostra privacy o per la vostra sicurezza”, secondo lei cosa risponderebbero?». La domanda di Enzo Ciconte, presidente dell’Osservatorio per la Sicurezza della Regione, scrittore e docente universitario, è retorica.

Vuole significare che in una situazione di diffusa percezione di insicurezza - «giusta o esasperata che sia», precisa Ciconte - la paura del grande fratello è quasi dimenticata. Conta di più, per i cittadini, il timore di un’ aggressione, di un furto in casa, di una violenza. Così, nei condomini romani cresce il desiderio di affiancare le telecamere ai sistemi di controllo più tradizionali - come gli antifurti e le inferriate che però si fermano al proprio appartamento, non arrivano ai garage o ai portoni di casa. «Per questo vediamo sempre più videosorveglianza anche nelle case, non solo sulle strade, nei negozi e nelle banche - ricorda Ciconte - Hanno una funzione di deterrenza. Ci sono stati alcuni fatti di cronaca, risolti grazie alla videosorveglianza, che hanno in qualche modo convinto i romani a ricorrere a questo strumento. Pensiamo, ad esempio, alla ragazza romana uccisa con un colpo di ombrello nella metropolitana, la responsabile fu ritrovata grazie alle immagini delle telecamere».

C’è un altro fattore che sta trasformando alcuni complessi condominiali nelle “case del grande fratello”: gli impianti costano sempre meno, anche sotto i mille euro. «Anche se - avverte Carlo Parodi, dell’Associazione nazionale amministatori condominali - c’è uno scoglio enorme: mettere d’accordo tutti i residenti del condominio. C’è stata una sentenza della Cassazione che ha allargato le possibilità del singolo di installare le telecamere, ma allo stesso modo c’è una richiesta del Garante della Privacy al legislatore di chiarire meglio la legge. E’ una materia complicata».

I numeri. A Roma, secondo i dati forniti dal generale Mario Mori, consulente per la sicurezza del sindaco Alemanno, le telecamere nei luoghi pubblici sono 6.000. Ha spiegato Mori parlando della necessità di potenziare questo strumento: «Questa cifra, 6.000, è un’inezia, pensate che a Londra ce ne sono 450.000». C’è comunque stata una crescita significativa in nove anni, visto che nel 2000 il Garante della privacy aveva censito 700 telecamere. In 9 anni gli impianti di videosorveglianza pubblici a Roma si sono decuplicati. «Ma anche per quelli privati - osserva Ciconte - c’è stato un incremento molto significativo».

L’uso della videosorveglianza è regolato da due provvedimenti del Garante della Privacy (del 2000 e del 2004). In un condominio il singolo inquilino può installare delle telecamere se le immagini non vengono diffuse o date a terzi e se l’angolo di visuale è limitato agli spazi di propria competenza. La Cassazione ha allargato di recente le maglie con una sentenza che ha fatto discutere. Un inquilino aveva installato due telecamere sul proprio balcone per proteggersi dai ladri, ma riprendeva così anche l’ingresso dell’edificio e piccole zone di proprietà di altri inquilini. I giudici lo avevano condannato, ma la Cassazione ha cambiato la decisione perché comunque l’inqulino aveva informato i suoi vicini e la zona non sua ripresa era molto limitata.

Il Messaggero

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