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Centrato alla mandibola da un colpo di fionda tirato da due ladri sorpresi in giardino mercoledì sera a Voghera. Il «proiettile» era in piombo. Una vera e propria biglia del diametro di circa un centimetro e mezzo. Un’arma micidiale. Mortale. In mano a malintenzionati che si sono coperti la fuga con quel colpo impedendo alla vittima, che aveva già in mano il cellulare per chiamare 112 e 113, di dare l’allarme. Uno tiro secco, violentissimo. A quindici metri di distanza. Impossibile mancare il bersaglio. Se Andrea R., regista documentarista, 39 anni, può raccontare questa storia è solo per un «mezzo miracolo: mi avessero centrato tre dita più in su, nell’occhio, mi avrebbero magari ammazzato. È andata bene, se così si può dire: mal che vada, mi opereranno alla mandibola. Che forse è stata lesionata. Sono in attesa degli esami medici».

La storia è questa. Sono circa le 20. Andrea - che nella vita si occupa di cinema, due suoi cortometraggi riguardanti storie di violenze sulle donne sono stati anche selezionati al festival di Cannes - esce di casa per buttare l’immondizia nei cassonetti sulla strada. Quando rientra, si accorge che nel giardino accanto ci sono «queste due persone. Mi blocco, torno indietro, li guardo più da vicino. Loro impugnano due pale. Probabilmente avevano come bersaglio abitazioni nelle vicinanze. Mi vedono, si girano e scappano, scavalcando la recinzione che costeggia il marciapiede». Nel frattempo arriva un’auto, a bordo c’è un terzo complice e loro saltano dentro. «Io ho la testa bassa, dalla tasca del giaccone ho già preso il cellulare per chiamare carabinieri e polizia. A un tratto sento una botta violentissima alla mandibola, un dolore pazzesco, peggio di un pugno, e mi accascio». Tutto in pochi istanti. «Nonostante lo choc, sento la vettura allontanarsi. Non ho chiaro cosa mi abbia colpito, ma penso subito a un colpo di fionda. Non c’erano stati spari, rumori particolari, nulla di nulla».

La conferma arriva un quarto d’ora dopo. Quando nel giardino di Andrea ci sono già i soccorsi, ambulanza e le gazzelle del 112. «Mi tolgo il giaccone per farmi medicare dagli infermieri e mi ritrovo quella specie di proiettile infilato tra maglione e camicia». La biglia è in piombo. C’è impresso il numero 15, i carabinieri intervenuti pochi istanti dopo la chiamata ipotizzano che la fionda sia quella solitamente usata dai ladri per spaccare i vetri di porte e finestre delle abitazioni da derubare. «Potevano tranquillamente fuggire senza pensare ad altre reazioni. Invece hanno voluto colpirmi. Cosa ne penso? È stata una specie di punizione per aver voluto dare l’allarme».

Corriere Della Sera

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