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 Sta per materializzarsi una forte stretta del governo su scippifurti in casa e rapine. I reati più avvertiti dagli italiani, che minano la sicurezza della propria casa e la possibilità di muoversi liberi in strada. Per questo il governo ha elaborato aumenti di pena, mirati soprattutto a evitare che scippatori, ladri e rapinatori, una volta arrestati dalle polizie magari dopo fatiche investigative, vengano rimessi in libertà.

Per una volta sono d’accordo Pd e Ncd, tante volte in conflitto sulla giustizia, ma decisi in questo caso a sostenere insieme i cambiamenti. Vediamoli subito. Ecco come saranno modificate le pene per i reati di “furto in abitazione e furto con strappo “, ovvero l’articolo 624-bis del codice penale. Resta invariato il tetto di 6 anni della pena massima, ma la pena minima passa da un anno previsto oggi a ben 3 anni. È una modifica rilevantissima, perché ovviamente triplicare la portata della pena minima cambia la natura delle conseguenze penali del gesto criminale commesso. Ancora: se le caratteristiche del furto in casa o dello scippo sono aggravate da comportamenti violenti e dall’uso di armi la pena minima passa a 4 anni, mentre quella più elevata resta a 10 anni, com’è già oggi nel codice.
Ma – è scritto nell’emendamento del governo, che vedrà la firma del Guardasigilli Andrea Orlando – “le circostanze attenuanti non possono essere ritenute equivalenti o prevalenti rispetto alle aggravanti”. Un passaggio fondamentale, destinato a bloccare scarcerazioni facili. Come dice il vice ministro della Giustizia Enrico Costa, “questo intervento mira a garantire la certezza della pena, non è un mero inasprimento della sanzione penale, ma vuole evitare definitivamente che il lavoro delle forze dell’ordine venga frustrato con agevolazioni di pena e scarcerazioni “.

Per questo, nelle motivazioni del governo che accompagnano l’emendamento, si parla di “sistema di sanzioni adeguato all’effettiva gravità dei reati”. E ancora di “specifica disciplina del bilanciamento delle aggravanti con le eventuali attenuanti ” per evitare “abbassamenti di pena non adeguati alla gravità dei fatti”.
Nel caso delle rapine (articolo 628 del codice) il meccanismo è identico. La pena minima, oggi di 3 anni, viene portata a 4, mentre la massima resta ferma a 10.

Anche per le rapine aggravate aumenta il minimo della pena – da 4 a 5 anni, ma anche a 6 anni in casi di violenza efferata sulle persone – mentre resta invariato il tetto massimo di 20 anni. I centristi aggiungono, con un emendamento a firma di Alessandro Pagano, che vi sia l’obbligo di comunicare al cittadino che fa una denuncia l’esito delle indagini, anche in caso di archiviazione.

Risalgono a marzo le prime indiscrezioni sulle misure antifurto e antiscippo che adesso prendono forma. In quel momento erano una risposta ai dati del Censis che rendevano noti dati di grave allarme. Come ricorda adesso Costa “rapine aumentate del 127% in 10 anni”, ma soprattutto il dato simbolico di una casa svaligiata ogni due minuti.

La stretta su scippi, furti e rapine diventa un risposta alle polemiche di Lega e M5S per via della legge sulla tenuità del fatto (niente carcere per reati bagatellari, dove ci sono le scuse del colpevole e il via libera della vittima, ma per reati con pene fino a 5 anni). Il ministro della Giustizia Orlando è convinto che siano necessarie, altrettanto lo è il collega dell’Interno Angelino Alfano. Non solo, Orlando punta anche su queste misure che potrebbero fungere da traino, insieme alla stretta sulle intercettazioni, per accelerare l’iter parlamentare del ddl sul processo penale, un provvedimento complesso, ampio, che prevede interventi sulle regole del processo d’appello e sui ricorsi in Cassazione, per ridurne possibilità e numero. Un ddl che oggi è al suo primo passaggio parlamentare in commissione Giustizia alla Camera e che sicuramente ha molta strada di fronte a sé per giungere in porto.

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