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Se l’erano dimenticato un po’ tutti, il credito d’imposta per spese, sostenute nel 2016, da persone fisiche che installano impianti di videosorveglianza per prevenire le attività criminali o di sistemi di allarme o connesse ai contratti stipulati con istituti di vigilanza. Eppure il comma 982 della legge di Stabilità 2016 aveva stabilito, giusto un anno fa, che spettasse nella misura di 15 milioni di euro da suddividere in base a regole che avrebbero dovuto venire individuate da un decreto dell’Economia. L’oblìo era motivato anche dal fatto che questo tipo di installazioni è anche previsto tra quelli che beneficiano della detrazione dall’Irpef del 50% della spesa sostenuta.

Nei cassetti di via XX settembre, però, nonostante un anno di polvere, qualcosa si è mosso. E, come per il Dpr ascensori (fermo dall’estate e improvvisamente varato pochi giorni fa), una mano sapiente ha estratto un testo che però, guarda caso, rimanda alle Entrate la patata bollente: definire i criteri di accesso e di suddivisione del fondo. Il Dm del 6 dicembre 2016, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 22 dicembre, prevede infatti che:

1) ai fini del riconoscimento del credito d'imposta, i soggetti inoltrano, in via telematica, entro il termine che sarà previsto con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate da emanarsi entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto (cioè il 7 marzo 2017), un’istanza all’agenzia delle Entrate, formulata secondo lo schema approvato con lo stesso provvedimento. Nell’istanza i soggetti richiedenti indicano l’importo delle spese sostenute nel 2016;

2) l’agenzia delle Entrate, «sulla base del rapporto tra l'ammontare delle risorse stanziate e l’ammontare del credito d'imposta complessivamente richiesto, determina la percentuale massima del credito d'imposta spettante a ciascun soggetto. Tale percentuale è comunicata con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate da emanarsi entro il 31 marzo 2017»;

3) il credito d’imposta non è cumulabile con altre agevolazioni di natura fiscale per le medesime spese. I tempi, quindi, sono stretti: se le Entrate non si sbrigano, dal 7 marzo 2017 ci saranno solo 24 giorni per spedire le istanze, lavorarle, stabilire la ripartizione e comunicarla. Inoltre il termine ultimo per conoscere l’ammontare del proprio credito d’imposta (che in teoria potrebbe anche essere superiore alla detrazione del 50% della spesa) è il 31 marzo, appena in tempo per presentare il modello 730. Comunque, come dice il decreto, detrazione e credito d’imposta sono alternativi, quindi tutti (condòmini compresi) dovranno presentare l’istanza per poter capire cosa sia più conveniente. Si spera che l’assegnazione del credito non renda implicita la scelta, che potrebbe essere meno conveniente della detrazione. Se ipotizziamo una villetta con una spesa media di 5000 euro e un condominio medio con 10mila, è chiaro che al proprietario della villetta converrà la detrazione, perché avrà speso, pro capite, molto di più di un condòmino e non può certo sperare in un credito d’imposta superiore a 2500 euro, con solo 15 milioni complessivamente a disposizione.

Sarà quindi possibile usufruire del credito d’imposta solo con F24 telematico, scontandolo dalle imposte dovute per il 2016. Chi si troverà «incapiente» lo perderà e potrà usarlo negli ani successivi. Il bonus spetta solo se impianti e contratti si riferiscono a immobili non utilizzati per attività d’impresa o lavoro autonomo; si riduce al 50% in caso di uso promiscuo dell’abitazione.
I controlli e il recupero del credito indebito spettano all’agenzia delle Entrate.

Il Sole 24 Ore

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